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50 anni di eccellenza di Luxottica: Agordo e il mondo misurati in distanza chilometrica

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Recentemente Tiziana Masala, simpatica sostenitrice dell’Osservatorio e attenta “cacciatrice” di monografie d’impresa, ha catturato –  per l’archivio di OMI – l’interessante Monografia Istituzionale d’Impresa “Luxottica 50 anni di eccellenza”, uscita nel 2011 in occasione del mezzo secolo di attività dell’azienda. Appena ho cominciato a sfogliarla, istintivamente, sono andato a incasellare la mia opinione sull’ intraprendenza del suo fondatore Leonardo Del Vecchio sul percorso storico dell’azienda, a partire da km 0 del 1961 fino al 2011 con un nuovo km 0 nel 2011 a sottolineare la padronanza dell’azienda sul proprio mondo e non viceversa. Tale percorso è scandito, nella monografia, secondo tappe fondamentali, ciascuna simpaticamente tradotta in chilometri di distanza tra Agordo – sede storica dell’azienda – e le varie località sparse nel mondo, coinvolte dalla crescita di Luxottica. Ed ecco che già nel 1990 a 6.610,81 km da Agordo, Luxottica viene quotata al New York Stock Exchange e nel 1995 a 7.385,18 km a Mason nell’Ohio, due grandi nomi dell’occhialeria, Persol e LensCrafetrs finiscono nel paniere di Del  Vecchio. Con un fatturato netto pari a 6,2 miliardi di Euro nel 2011, oltre 65.000 dipendenti e una solida presenza globale, Luxottica può essere considerata leader mondiale nell’occhialeria di fascia alta/lusso. E’ di questi giorni la notizia dell’acquisizione – in Francia – della famosa Alain Mikli. La Monografia dei 50anni, pubblicata dall’editore Maurizio Corraini, è fuori commercio ed è presentata dal famoso giornalista inglese Bill Emott. Allegato al volume, troviamo un grande poster bifacciale, dove è simboleggiato l’insieme di tutti i dipendenti Luxottica, a ricordare l’importanza delle persone nella vita di un’impresa di successo. “Luxottica ha il senso autentico e profondo di cosa significa essere globali” scrive Bill Emott e i contenuti della Monografia, pagina dopo pagina, come per esempio la simpatica rappresentazione su “le lingue più parlate” in azienda, non smentiscono l’affermazione del  giornalista inglese.
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